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Capopiatto trovato spiaggiato a Lido di Camaiore
Scritto da Roberto Ciceri   
martedě 29 dicembre 2009
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Ancora uno spiaggiamento, vittima delle mareggiate natalizie che si sono abbattute violentemente su tutta la costa della Versilia. Questa volta si tratta di uno squalo che è stato ritrovato sull'arenile di Lido di Camaiore, nei pressi del Club Velico, tra i Bagni Ilva e Miraggio.
La segnalazione è arrivata al numero blu della Capitaneria di Porto – Gurdia Costiera e immediatamente il comando ha inviato una pattuglia che si è recata sul posto, constatando che l'animale morto era uno squalo capo piatto, Hexanchus Grisou, meglio noto come “pesce vacca”, tipico del mare Mediterraneo occidentale, di sesso maschile, lungo 2 metri e 60 centimetri, e di circa 90 chili di peso.
La carcassa è stata trasferita all’Istituto di biologia marina di Livorno per studiare le cause della morte.
 
Uccisi dalla plastica i capodogli spiaggiati in Puglia
Scritto da Roberto Ciceri   
sabato 19 dicembre 2009
Buste di plastica, pezzi di corda, scatole e contenitori di vari materiali sono stati trovati nello stomaco di quattro dei sette capodogli piaggiati in località Foce Varano, nel comune di Peschici, sul Gargano, in Puglia. La scoperta è stata compiuta dal professore Giuseppe Nascetti, pro-rettore dell'università della Tuscia, ritenuto uno massimi esperiti mondiali di parassitologia ed ecologia marina, chiamato come esperto a valutare le cause dello spiaggiamento e della successiva morte dei cetacei. 
Secondo Nascetti, i capodogli potrebbero aver scambiato gli oggetti trovati nei loro stomaci per calamari, unico cibo di cui si nutrono. "Quello che sembrava il capobranco - spiega l'esperto - ne aveva lo stomaco colmo. Un pò meno gli altri tre. Ma la morte di tutti e sette gli esemplari è riconducibile al fatto che i tre capodogli che non avevano ingerito oggetti di plastica abbiano seguito il capobranco andando come lui a morire sulla spiaggia. Un comportamento legato allo spirito gregario ai gruppi di giovani maschi". 
Nei prossimi giorni Nascetti invierà una dettagliata relazione sui risultati dei suoi rilievi sulle carcasse dei capodogli alle autorità pugliesi e al ministero dell'Ambiente. 
Nascetti ha ipotizzato anche le ragioni che potrebbero aver "ingannato" i capodogli, facendo loro scambiare le buste di plastica e gli altri oggetti trovati nei loro stomaci per calamari. "Ritengo - spiega - che siano stati disturbati dall'intenso traffico delle navi nell'Adriatico. E non solo quelle militari con i loro sonar. Alcune grandi imbarcazioni eseguono ricerche di idrocarburi al di sotto dei fondali marini emettendo forti ed improvvisi rumori che interferiscono con i sistemi di ricerca di cibo dei capidogli disorientandoli". 
Per Nascetti tutti gli spiaggiamenti di cetacei che avvengono sono riconducibili all'inquinamento materiale e acustico che, dopo la terraferma, sta invadendo anche i mari. 
 
Muoiono sette capodogli spiaggiati
Scritto da Roberto Ciceri   
sabato 12 dicembre 2009

FOGGIA - Nove capodogli si sono spiaggiati ieri notte nei pressi della Foce di Capo Iale-Laguna di Varano una località situata sul litorale pugliese, nel territorio del comune di Peschici. Sette sono morti. Due sono riusciti a riprendere il largo.

La prima segnalazione è stata lanciata ieri pomeriggio dagli uomini della Capitaneria di Porto di Vieste che hanno allertato il Centro Nazionale Studi Cetacei e il servizio Veterinario. Al momento dell'avvistamento quattro dei nove capodogli erano già morti. Ora anche gli ultimi tre, che fino a poco fa giacevano bloccati a venti metri dalla costa.

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In giornata, a pattugliare la zona e monitorare la situazione è stata inviata una motovedetta. Diversi soccorritori sono stati indirizzati sul posto. Nonostante le indicazioni contenute nel protocollo internazionale per i grossi cetacei, la procedura di salvataggio ha fallito. L'operazione prevedeva di imbracare ogni animale per poi sollevarlo e trascinarlo delicatamente al largo. Facile a dirsi, difficile a farsi. Per portare a termine un'operazione simile è infatti necessario rimuovere i cumuli di sabbia che bloccano il cetaceo cercando di evitare che il peso dell'animale provochi lo schiacciamento dei polmoni. Per riuscire in quest'impresa, ha spiegato il prof. Nicola Zizzo della facoltà di veterinaria dell'Università di Bari, "ci vorrebbero mezzi enormi, di quelli americani. In Europa non esiste niente di simile".

Nal frattempo, continuano le indagini dell'unità operativa dell'Università di Padova, per prelevare dagli animali dei campioni di tessuto da analizzare per capire quale sia stata la vera causa dello spiaggiamento.

In base alle prime analisi, si tratterebbe di capodogli Physeter macrocephalus e non sembra si tratti di soggetti malati. Varie le ipotesi avanzate sulle cause che hanno portato i 9 capodogli ad arenarsi sul litorale del gargano. Tra le più probabili qualche forma di avvelenamento, un trauma legato all'attività dell'uomo, o quella avanzata dall'associazione animalista Marevivo che si sta occupando della vicenda: i cetacei avrebbero perso l'orientamento finendo sulle spiagge del promotorio pugliese, forse, anche a causa delle mareggiate. "Resta da chiarire quali siano le cause, che non saranno note fino al completamento delle analisi e dell'autopsia" ha spiegato Rosalba Giugni, presidente dell'associazione.A causare il trauma degli animali potrebbe anche essere stata l'onda d'urto legata agli scavi di un pozzo sottomarino. Ancora niente di certo quindi. Per ora solo qualche deduzione.

Un evento insolito che ha attirato molti curiosi sulla spiaggia. Tuttavia, al contrario di quanto aveva fatto sapere la Capitaneria di porto di Vieste, da una ricerca condotta da Marco Affronte e Leandro A. Stanzani della Fondazione Cetacea onlus di Riccione, sono emersi dati che portano i ricercatori a parlare di "presenza storica del capodoglio nel mare Adriatico".Si tratterebbe di una cinquantina di avvistamenti in 400 anni di cui molti si riferiscono a casi di spiaggiamento.

 
Diecimila anni? No, molto meno..
Scritto da Roberto Ciceri   
venerdě 11 dicembre 2009

Una serie di movimenti tettonici - 5,6 milioni di anni fa - fece sì che il Mare nostrum, allora separato dall'oceano Atlantico, si tramutasse in un grande lago secco.

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Da quell'episodio si dovettero aspettare 300.000 anni per vederlo rinascere in tutto il suo splendore, ma solo pochi mesi affinché la conca del Mediterraneo si riempisse completamente. "Al contrario di quanto si pensi, ha dichiarato Daniel Garcìa-Castellanos, ricercatore dell'Istituto Jaume Almera di Barcellona, il livello dell'acqua è salito ad una velocità impressionante. Pensiamo si tratti di qualche mese. Due anni al massimo". Una scoperta sensazionale, dicono gli esperti. Fino ad adesso, infatti, si era sempre creduto che il Mediterraneo avesse impiegato circa 10.000 anni per raggiungere l'aspetto attuale.

Per arrivare a queste conclusioni, i ricercatori hanno analizzato il fondo del Mediterraneo utilizzando modelli matematici che hanno permesso di calcolare a quale velocità l'acqua si sia effettivamente riversata nel secco lago. Dalle evidenze è emerso che più che di una cascata, si è trattato di un'enorme pioggia. All'inizio il flusso sarebbe stato lento. Successivamente però l'acqua avrebbe eroso un canale più grande causando una repentina alluvione lunga 200 chilometri e innalzando il livello del mare di circa 10 metri al giorno.

 
Ferrara, un cannone nelle reti del peschereccio
Scritto da Roberto Ciceri   
giovedě 03 dicembre 2009
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Pesca "grossa" per il peschereccio 'Rex' di Porto Garibaldi: all'alba il personale di bordo nel trainare la rete si è accorto di aver raccolto qualcosa di pesante, talmente pesante da far rallentare di velocità dell'imbarcazione.
Infatti a quattro miglia dalla riva i marinai hanno issato la rete e, con stupore, hanno trovato un cannone da una tonnellata.
Si tratta di un cannone navale che, ad un primissimo esame, sembrerebbe risalire all'800, costruito in bronzo ed in ottimo stato di conservazione. Gli esami della Sopraintendenza per i beni archeologici di Ferrara daranno con certezza le origini e il periodo di fabbricazione dell'antica arma.
 
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