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Scritto da Roberto Ciceri
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venerdì 21 agosto 2009 |
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Questo incontro non era proprio previsto. Il giorno 13 agosto 2009, durante l'immersione al reef di Sha'ab Maksur abbiamo avuto la possibilità di fare conoscenza con uno degli squali più grandi e potenzialmente pericolosi. Purtroppo si è trattato di una esperienza troppo breve, ma rimarrà sicuramente una delle più emozionanti.
In una immersione successiva, sempre nello stesso reef, abbiamo invece potuto ammire ben tre di questi stupendi animali (il video sarà visionabile a breve). |
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Non odiate le meduse sono "mescolatrici" del mare |
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Scritto da Roberto Ciceri
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venerdì 31 luglio 2009 |
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Fastidiose quanto volete, incubo delle vacanze al mare, ma utili, anzi, indispensabili come ogni altro essere vivente. La riabilitazione delle meduse arriva da uno studio dell'Università canadese di Victoria, pubblicato sulla rivista Nature, in cui si spiega che creature marine come le meduse e il krill (che comprende piccoli invertebrati) hanno un ruolo fondamentale nel mescolare le acque, proprio come fanno correnti e maree.  Una Pelagia noctiluca
Il movimento del mare ha molte implicazioni e una grande importanza. Se non ci fosse interscambio tra l'alto e il basso, alle acque in superficie verrebbero a mancare importanti elementi nutritivi, mentre quelle sul fondo non sarebbero ossigenate. A un livello più generale, il rimescolamento delle acque garantisce la circolazione oceanica, che ha un impatto sul clima terrestre. Insomma, non uccidete le meduse e non odiatele, perché il clima dipende anche da loro.
Così come altre piccole creature, sono infatti in grado, mentre si muovono, di pompare acqua. Non è lo stesso movimento che fa una balena che sbatte la coda, o uno squalo che si avventa rapido su una preda, è un'azione più continua e compiuta da molti piccoli organismi tutti insieme, capace di avere lo stesso effetto di una marea o del vento, secondo gli autori dello studio. "Mentre nuotano, le meduse spingono via l'acqua e creano un'area di pressione maggiore di fronte a loro - spiega Kakani Katija, uno degli autori della ricerca - mentre l'area dietro di loro diventa di bassa pressione. In questo modo l'acqua scorre velocemente dietro l'animale per riempire la zona di bassa pressione, con il risultato che c'è uno scambio costante".
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Delfino non lascia tornare a riva una nuotatrice che rischia di annegare |
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Scritto da Roberto Ciceri
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martedì 28 luglio 2009 |
SYDNEY - Il gioco è bello quando dura poco. Ma questo principio, già difficile da spiegare ai bambini, è totalmente incomprensibile per i delfini.  Il delfino giocherellone E il gioco, di fronte alla spiaggia di Hawkès Bay, in Nuova Zelanda, ha rischiato di finire in tragedia. Una nuotatrice è stata infatti tratta in salvo assiderata, ridotta allo stremo da un delfino che voleva continuare a giocare e le impediva di tornare a riva. La donna indossava una muta per affrontare le gelide acque invernali e conosceva bene il delfino di nome Moko, con cui gli abitanti del luogo amano giocare da quando si è stabilito a Hawkès Bay due anni fa, ma non si aspettava tanto entusiasmo, che ha rischiato di esserle fatale.
La donna è rimasta aggrappata ad una boa mentre Moko continuava a nuotare attorno a lei, e si tuffava al suo fianco ogni volta che cercava di muoversi. È stata infine salvata da due persone richiamate dalla sue grida, che l'hanno raggiunta in barca.
«Stava letteralmente morendo di freddo e non aveva più forza», hanno detto. «Ho nuotato e giocato con Moko per qualche tempo. Sono una forte nuotatrice e al principio non mi sono preoccupata», ha poi raccontato la donna, che non ha voluto essere identificata. «Ma quando volevo tornare, lui voleva continuare a giocare. Ero esausta e mi ha preso il panico. Mi sono resa conto che ero in pieno oceano con un animale selvatico e senza nessuno intorno... mi sono sentita davvero vulnerabile».
Moko, lo scorso marzo, aveva aumentato la sua già elevata popolarità diventando una star in Nuova Zelanda, per aver risospinto in mare aperto due balene, madre e figlio, che si erano smarrite all'interno della baia dove Moko è ormai diventato di casa. Fin troppo, secondo i biologi, visto che i delfini che entrano troppo in contatto con il genere umano perdono il loro istinto e mettono a repentaglio la loro sopravvivenza.
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Vittime degli squali a Washington: «Bisogna salvarli dall'estinzione» |
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Scritto da Roberto Ciceri
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giovedì 16 luglio 2009 |
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 Due partecipanti al congresso WASHINGTON - La foto li ritrae seduti dietro a un tavolo, i moncherini bene in mostra. Alle loro spalle i responsabili di quelle menomazioni: un poster bellissimo, il mare limpido e pieno di vita. Pieno di squali. Ieri Washington è stata teatro della più inconsueta azione di un gruppo di pressione, quando nove sopravvissuti ad attacchi di squali hanno chiesto al Senato degli Stati Uniti azione immediata per fermare la pesca agli squali. A condurre la conferenza stampa Chuck Anderson, che nel 2000, mentre nuotava nel Golfo del Messico al largo dell'Alabama, è stato a un passo dalla morte quando uno squalo toro - tra le specie più comuni in prossimità di coste con barriere coralline e tra le più aggressive - gli ha portato via con un morso quattro dita, gli ha aperto lo stomaco e infine staccato di netto un braccio. Anderson tuttavia difende gli squali. "Sono maligni e cattivi - ha detto ai giornalisti per spiegare il suo impegno - ma personalmente non ho alcun diritto di avercela con loro".
Insieme agli altri sopravvissuti Anderson non sta lottando per salvare il suo nemico, sta usando la sua esperienza personale per portare l'attenzione su un pericolo, quello di privare la fauna degli oceani di uno dei suoi elementi più importanti, di un predatore senza il quale alcune altre specie si riprodurrebbero senza controllo.
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Svizzera, catturato il «mostro lacustre» |
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Scritto da Roberto Ciceri
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giovedì 16 luglio 2009 |
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 La cattura del "mostro" Lo avevano soprannominato il «mostro del Lago Maggiore» ed era diventato velocemente lo spauracchio dei tanti bagnanti che ogni weekend affollano lo specchio d'acqua che si trova tra l'Italia e la Svizzera. Alla fine una squadra di poliziotti svizzeri, armata di fiocina e di tanta buona volontà, si è immersa nel lago ed è riuscita a catturare e a uccidere questa sandra di otto chili che nella sola giornata di sabato aveva morso ben 6 turisti, spedendone due all'ospedale con ferite che sfioravano i 10 cm. Domenica mattina, invece, prima che fosse acciuffato, il pesce, lungo 80 cm, aveva attaccato anche un sub della polizia, perforandogli la muta.
Inizialmente i sub hanno cercato di prenderlo con le reti, ma è stato tutto inutile. Quindi hanno optato per la fiocina e una volta catturata, la sandra è stata offerta in pasto ai turisti che, nonostante il pericolo del "mostro marino", affollavano in massa uno dei campeggi di Tenero, sulle sponde del lago. Tutti quelli che lo desideravano hanno potuto assaggiare un boccone di questa specie ittica che è molto ricercata dai pescatori per la squisitezza delle sue carni. La sandra, conosciuta anche col nome di «lucioperca», è un pesce d'acqua dolce, appartiene alla famiglia del persico di cui ricorda vagamente la forma e la colorazione. È un predatore e ha denti molto aguzzi. Secondo Fabio Croci, a capo del team di sub che si è messo alla caccia del "mostro del Lago Maggiore" probabilmente, il comportamento del pesce è stato causato da «squilibri ormonali» che lo avrebbero reso incredibilmente aggressivo: «È davvero raro che le sandre mordano esseri umani» ha spiegato Croci ai media locali.
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