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Carcassa di zifio spiaggiata a Santa Margherita
Scritto da Roberto Ciceri   
mercoledì 13 maggio 2009

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Un maschio di zifio di 4 mesi, di circa due tonnellate e mezzo di peso, si è arenato negli scogli davanti alla piazza del Sole a Santa Margherita Ligure.

Lo ha avvistato un turista che passeggiava e ha dato l’allarme.

Secondo i primi accertamenti, il cetaceo sarebbe morto per cause naturali, forse dopo aver perso contatto con il suo branco. Dopo l’allarme lanciato da un turista che stava passeggiando sul lungomare, sul posto sono intervenuti i vigili urbani e personale della Capitaneria di porto di Santa Margherita.
L’animale è stato trainato successivamente davanti alla banchina di Sant’Erasmo. Sul posto hanno operato una veterinaria dell’Asl 4, i ricercatori dell’Università di Genova, mentre i vigili del fuoco di Genova solleveranno la carcassa dell’animale (che è in avanzato stato di decomposizione) con una grossa rete.

Lo zifio è un cetaceo molto raro e appartiene alle specie protette: nel nostro mare ne esistono appena un centinaio di esemplari.

 
La Physalia Physalis avvistata nel Mediterraneo
Scritto da Roberto Ciceri   
giovedì 30 aprile 2009
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Una Physalia Physalis
MADRID – Ha un bel nome: Physalia Physalis. Un soprannome evocativo di grandi avventure trans-oceaniche: Carabela Portuguesa (Vascello Portoghese). E una pessima reputazione: una sua carezza può essere letale. La medusa più pericolosa del mondo è stata avvistata nel Mediterraneo. Non una sola, ma una colonia: viaggia in un gruppo di cinquanta, non lontano dalle coste di Murcia, secondo le segnalazioni del Centro oceanografico di Los Alcázares.
Erano dieci anni che non si faceva vedere così vicino e, stando ai sospetti di Oceana, organizzazione internazionale per la protezione degli oceani), la formazione si è lasciata sospingere dalle correnti nel bacino del Mediterraneo, attraverso lo Stretto di Gibilterra, incoraggiata dalle condizioni favorevoli offerte dal cambio climatico e dalla scomparsa di molti pesci, suoi nemici naturali. La caccia alle tartarughe marine e la loro rarefazione sono un altro contributo alla prosperità della trasparente “assassina”.
Più che una medusa, il Vascello Portoghese è un sifonoforo, a forma di vescicola piena di gas; e i suoi tentacoli possono provocare la paralisi anche in un uomo e perfino un arresto cardiaco. L’infida Physalia Physalis ha un raggio di azione di trenta metri, mentre galleggia sorniona, cullata dalle onde. La cattiva notizia è che, se dovesse trovarsi bene nel Mediterraneo, potrebbe installarsi e proliferare, creando non pochi problemi al turismo balneare. La buona notizia è che le piogge abbondanti di questa primavera stanno creando una barriera di acqua dolce e fredda generalmente poco gradita alle meduse. Per ora, quindi, niente allarmismi o previsioni catastrofiche per la stagione estiva, ma si segue con attenzione la passeggiata fuori rotta della flotta tropicale, che veleggia verso le Baleari.
 
Amputato il Cristo al Giglio
Scritto da Roberto Ciceri   
venerdì 17 aprile 2009

ISOLA DEL GIGLIO (GROSSETO) - A venticinque metri di profondità, tra i fondali ancora incontaminati dell’Isola del Giglio, il Cristo degli Abissi, una statua di un metro e mezzo, da nove anni guardava la luce con le mani protese verso l’alto. Benedetta da Papa Wojtyla durante il giubileo dei sub e adagiata sui fondali da Gianfranco Fini e Gianni Alemanno, allora vice pre­mier e ministro delle Politi­che agricole e appassionati di immersioni subacquee, la statua da allora è stata il simbolo della gente di mare, dell’Isola del Giglio e (in estate) dei turisti.

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Il Cristo mutilato
Adesso il Cristo degli Abissi è stato mutilato. Qualcuno, non si sa quando e non si capisce il perché, ha staccato le braccia della statua.

Ad accorgersene, un paio di giorni fa è stato, Domenico Battistello, 61 anni, responsabile del centro immersioni International Diving dell’isola toscana non lontana dalle coste dell’Argentario. «Mi sono avvicinato al Cristo e da lontano ho visto qualcosa di anomalo — racconta —. Le braccia non c’erano più, staccate di netto. Ho cercato tra gli anfratti marini. In un primo momento ho pensato che le braccia fossero state trasportate dalla corrente ed ho nuotato in cerchio. Niente, sparite. Ho provato un sentimento di stupore e di vergogna ». Che sia opera di teppisti sembra ci siano pochi dubbi anche se sono in corso accertamenti di carabinieri e capitaneria. A quella profondità sembra impossibile che sia stata opera di eliche o reti. «Qualcuno — spiega Batti­stello — ha voluto colpire un simbolo religioso amatissimo da pescatori, sub e turisti che spesso arrivavano qui in preghiera. Per Ferragosto si organizzava anche una specie di processione subacquea». La statua del Cristo degli Abissi fu voluta dall’Associazione nazionale sub professionisti, fu portata dal papa il 2 dicembre del 2000 durante il giubileo dei sub. Dopo la benedizione, la statua aspettò alcuni mesi, custodita dall’Associazione e poi nell’estate del 2001 la decisione di collocarla nel mare delle Scole, un anfratto davanti al porto dell’isola. «Fu una cerimonia straordinaria — ricorda l’allora sin­daco Giacomo Landini — e per l’occasione avemmo la visita del vice premier Fini e dei ministri Alemanno e Matteoli. Ci avvicinammo con le barche sul punto dove era stato deciso di posare il monumento. Fini e Alemanno con la tuta e i respiratori accompagnarono gli altri sub e li aiutarono a deporre il Cristo sui fondali. Matteoli rimase sulla barca insieme ad altre autorità. Ci fu una benedizione e fu una cerimonia commovente».

 
Jennifer Figge: «Ho fatto l'Atlantico a nuoto»
Scritto da Roberto Ciceri   
lunedì 09 febbraio 2009
Un'impresa, in ogni caso, eccezionale. Jennifer Figge , 56 anni, americana, è (ufficiosamente) la prima donna ad aver attraversato l'Atlantico a nuoto. Per andare da Capo verde a Trinidad, percorrendo circa 3380 km ha impiegato 24 giorni, nuotando circa 8 ore al giorno.
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Jennfer Figge

Come spiega però il suo manager David Higden, ovviamente la Figge, non ha nuotato tutti i 3380 km del suo percorso, dato che le cattive condizioni del tempo l'hanno costretta a restare in barca per 5 giorni su 24. Una parte considerevole del percorso è stato infatti percorsa sul catamarano che fungeva da barca appoggio. Inoltre la barca nelle 16 ore al giorno in cui la Figge si riposava non stava certo ferma, ma proseguiva verso la meta. «Nessuno può veramente attraversare a nuoto l'Atlantico - spiega Hidgen - ci vorrebbero degli anni». In ogni caso quella della Figge resta un'impresa. Nuotare per 8 ore al giorno all'interno di una gabbia che protegge dagli squali in mezzo a volte ad onde di diversi metri non è infatti cosa da tutti i giorni.
I venti fino a 25 nodi e le correnti hanno reso il percorso della Figge molto diverso da quello inizialmente previsto. Originariamente pensava infatti di arrivare alle Bahamas mentre invece è arrivata a Trinidad a circa 1000 miglia di distanza. La Frigge non è stata ferita dalle meduse o da altri animali. Nonostante nuotasse all'interno di una gabbia per proteggersi dagli squali ha dichiarato di non averne visto neanche uno, mentre invece ha scorto diverse volte tartarughe e delfini.
 
Google Earth negli abissi marini
Scritto da Roberto Ciceri   
martedì 03 febbraio 2009

Dalla superficie terrestre al fondo degli oceani passando per barriere coralline, vulcani sottomomarini e fondali tropicali. Il tutto restando all'asciutto della propria casa. Con pochi click - scaricando gratuitamente 'Ocean in Google Earth', profilo innovativo incluso gratuitamente nell'ultima versione del programma 'Google Earth' - sarà possibile 'tuffarsi' negli abissi, esplorare i mari protetti, nuotare insieme alle balene e navigare tra i contenuti realizzati da National Geographic, Bbc e Jacques Cousteau, solo per citarne alcuni. L'iniziativa è stata presentata da Google a Bruxelles insieme alla Commissione europea, partner del progetto che nell'iniziativa vede un modo per sensibilzzare il pubblico sulle minacce che incombono sui mari, stretti tra inquinamento e cambiamenti climatici.

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I viaggiatori virtuali potranno 'zoommare' nell'oceano in movimento, immergersi nei fondali tridimensionali che includono la maestosa Mid ocean ridge, la montagna sottomarina più estesa del mondo con i suoi 50.000 chilometri di lunghezza. Ci sono poi gli speciali dedicati ai reef più famosi del mondo, ai vulcani sottomarini, ai grandi pesci, alle temperature delle acque e alle distese ghiacciate dell'Antardide. Ma l'utente potrà anche mettersi al servizio degli altri, caricando le foto dei migliori spot per immersioni e surf. E ci sarà la possibilità di creare i propri tour virtuali usando il Gps.

Google, colosso dell'informatica nato nel 1998, spera così di bissare il successo ottenuto con la prima versione di Earth, che in meno di 4 anni ha raccolto 500 milioni di singoli download. Certo surfare su 'Ocean in Google Earth' non è come tuffarsi in un mare tropicale, i fondali non sono riconoscibili e si può avere la sensazione di venire inghiottiti dagli abissi. Ma il nuovo profilo diventa un utile strumento per capire i cambiamenti di morfologia del pianeta, incluso il preoccupante impatto del surriscaldamento globale. E per saperne di più sullo spot in cui navighiamo basta cliccare sulle icone del programma e raccogliere le informazioni messe a disposizione da network specializzati e scienzati marini. Forse un modo per condividere il proprio sapere, o forse una forma di pubblicità, eventualmente retribuita. "Non diamo informazioni sui nostri contratti commerciali", tagliano corto i manager Google da Bruxelles.

E un altro strumento innovativo del nuovo Earth è la 'Macchina del tempo': permette di tornare nel passato cliccando sull'icona dell'orologio e arrivare fino a dove la disponibilità di immagini satellitari e aeree storiche lo permettono. In alcuni casi anche fino agli anni Quaranta. Correre indietro per rivedere al loro posto le Torri gemelle, seguire la costruzione degli stadi dei Mondiali di calcio del 2006, ma anche monitorare lo scioglimento dei poli o la desertificazione nell'Africa subsahariana

 
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