Barriere Coralline
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La barriera corallina è un ecosistema che non ha eguali: nessun altro ambiente, infatti, appare così pieno di vita come un reef tranquillo e in buona salute. Persino i più esperti subacquei ne subiscono il fascino e come potrebbero non restare incantati dalla trasparenza delle acque tropicali, dalla particolare luminosità (intensa anche a profondità davvero basse), dalle forme e dai colori delle diverse creature che qui si trovano?
Le prime barriere coralline sono comparse oltre cinquecento milioni di anni fa. Ora la distribuzione dei reef è limitata ai soli mari tropicali, al cui interno le barriere si estendono su un'area totale di circa seicentomila chilometri quadrati, specificatamente tra la superficie ed i trenta metri di profondità e soltanto nelle acque la cui temperatura media durante l'inverno non scenda mai sotto i 20° C. Lo sviluppo delle barriere coralline dipende anche dalla salinità dell'acqua, che deve essere costante, e dalla luminosità ambientale: fattori tutti determinanti per la crescita e la vita stessa dei coralli che sono alla base di questo ecosistema.
Le colonie madreporiche sono strutture incredibilmente complesse e fragili, organismi - appartenenti ai Celenterati - composti da minuscoli polipi aggregati in una struttura calcarea. Esistono coralli ermatipici (in grado di costruire barriere quando le colonie si ingrandiscono e si propagano) e coralli aermatipici (dalla struttura flessibile e non complessa, come le gorgonie). Importantissima tra gli ermatipici è la presenza delle zooxantelle, alghe unicellulari simbionti che vivono all'interno delle cellule dei polipi corallini (in media un milione per ogni centimetro cubo di corallo). Attraverso la fotosintesi (da cui l'importanza della luminosità ambientale) le zooxantelle forniscono ai polipi sostanze energetiche (zuccheri e amminoacidi) ed eliminano i composti potenzialmente dannosi, come l'anidride carbonica che, trasformandosi in acido carbonico al contatto con l'acqua, potrebbe dissolvere lo scheletro calcareo delle colonie. I polipi del corallo sono in grado di nutrirsi anche grazie ad un armamento davvero funzionale che permette di paralizzare e catturare i microrganismi fluttuanti (plancton) trasportati dalla corrente, soprattutto durante le ore notturne. Come?
I tentacoli dei polipi, esattamente come quelli delle meduse e delle attinie, hanno cellule tondeggianti (chiamate cnidoblasti) che contengono un filamento appuntito e vuoto, pressato come una molla (la nematocisti). Quando l'ignara preda si avvicina, i cnidoblasti si aprono e fanno penetrare la nematocisti nei tessuti della vittima, iniettandovi un composto tossico. La preda, morta o paralizzata, viene così portata verso il cavo orale e quindi inghiottita. Un'immersione notturna offre l'incantevole spettacolo di migliaia di piccoli tentacoli protesi nella corrente in attesa… di cibo.
Ogni colonia madreporica ha una struttura particolare a seconda della specie di appartenenza: laminare (le classiche madrepore tabulari tipo Acropora), digitiforme (con ramificazioni corte e tozze, come nel genere Montipora), ramificata (ancora Acropora), massiva (i grandi "panettoni" arrotondati dei generi Porites, Favites e Favia tra gli altri), cerebriforme o labirintica (Diploria, Platygira, Turbinaria) e persino non sessile (cioè staccata dal substrato, tipo le colonie piatte e rotonde del genere Fungia). Ogni struttura risponde ad una precisa esigenza, oltre a costituire spesso un utile rifugio per specie diverse come pesci, molluschi e crostacei.
Le barriere coralline si sviluppano in modo diverso le une dalle altre: forma ed estensione dipendono dal moto ondoso, dalle correnti e dalla vicinanza con la terraferma. La struttura di base (caratteristica del Mar Rosso) è quella della cosiddetta "barriera dei frangenti", che si sviluppa abbastanza parallelamente alla costa: il reef origina una laguna interna dal fondale detritico, separata dal mare aperto da un lembo di coralligeno la cui sommità si trova a bassissima profondità e la cui parete esterna (o una leggera pendenza interrotta da terrazzamenti sabbiosi o una ripida caduta) ospita moltissime specie. Ci sono poi le "barriere di piattaforma", caratteristiche dei luoghi in cui la piattaforma continentale si allontana dalla terraferma, pur garantendo lo sviluppo delle colonie madreporiche. Esempi notissimi ci sono offerti nella Grande Barriera Corallina australiana, in Papua Nuova Guinea e in gran parte dei Caraibi. Infine l'atollo corallino: in seguito alla progressiva scomparsa di un'isola vulcanica, le barriere di frangenti che la circondavano in epoche remote creano una laguna interna delimitata da un anello corallino dalla forma più o meno regolare. Queste strutture si trovano solitamente in mare aperto: Maldive e Polinesia.
Quanto fragile è un reef? Anche piccoli cambiamenti della temperatura dell'acqua e leggere variazioni della sua trasparenza (la presenza di sedimenti in prossimità degli estuari) o della sua salinità (l'immissione massiccia di acqua dolce nei pressi degli estuari o in seguito a piogge torrenziali) possono diminuirne lo sviluppo, fino ad interromperlo totalmente. Sconsiderati interventi dell'uomo come la pesca intensiva (di squali, pesci di barriera, ippocampi e oloturie per il mercato della cucina e della farmacopea cinese; di aragoste per l'industria del turismo), il prelievo smodato del corallo (per usi industriali), l'immissione di sostanze inquinanti (attività estrattive, trasporto di sostanze tossiche, pesca con il cianuro, scarichi di liquami dai centri abitati) e la pesca con esplosivi (praticata in tutto il sud-est asiatico) causano un deterioramento cui è quasi impossibile porre rimedio. E purtroppo questo, nonostante gli sforzi di molte organizzazioni a difesa dell'ambiente e le promesse di molti governi, sta già accadendo!
Il Mar Rosso
Conosciuto ed apprezzato dalla maggioranza dei subacquei europei, i suoi reef sono ricchissimi di vita. Fondamentale per la conservazione dell'ecosistema è stata l'assenza di forme di inquinamento (anche se lo sviluppo smodato del turismo subacqueo, il traffico di petroliere e l'industria estrattiva iniziano a far sentire i loro effetti non positivi) e la bassa densità demografica lungo le coste arabe e africane, prevalentemente desertiche per la quasi totalità della loro estensione. Il settore turistico si è sviluppato in prevalenza nell'area settentrionale (l'israeliana Eilat, la giordana Aqaba, le egiziane Sharm El Sheikh e Hurghada, tutte facilmente raggiungibili e in grado di offrire servizi di elevato livello), mentre la zona meridionale rimane ancora riservata ad una élite. Tra le località più famose del Mar Rosso settentrionale ricordiamo il promontorio di Ras Mohammed, oggi Parco Nazionale, i reef dello stretto di Tiran, ricchi di relitti e testimonianze storiche, e quelli prospicienti Hurghada. Al confine tra Egitto e Sudan le crociere per subacquei su barche appositamente attrezzate consentono di visitare incantevoli siti come i pinnacoli delle isole Al-Akhawein a Zabargad (in acque egiziane) e i fondali di Sanganeb e Angarosh a Shà ab Rumi (in acque sudanesi). Che dire dei fondali delle isole Dahlak in acquee eritree? E di quanto ci attende presso le coste omanite, dove la fauna endemica del Mar Rosso lascia progressivamente il posto a quella caratteristica dell'Oceano Indiano? Il Mar Rosso è coinvolgente ed affascinante non solo per il subacqueo esperto: al principiante qui si apre un mondo meraviglioso! Per chi cerca nuove emozioni raccomandiamo vivamente la crociera subacquea.
L'Indopacifico
Il bacino dell'Indo-Pacifico centrale (la zona compresa tra Borneo, Celebes e Filippine) è in assoluto il più ricco di specie. Costose ma molto ben organizzate e spesso dotate di strutture lussuose, le destinazioni per subacquei garantiscono una scelta che non ha eguali: ad occidente i fondali vulcanici delle Seychelles, gli atolli corallini delle Maldive e delle indiane Lakshadweep (stupefacenti, nonostante le forti correnti oceaniche) e il Mar delle Andamane; ad oriente i fondali della Grande Barriera Corallina australiana, della Papua Nuova Guinea (consigliata la visita in crociera), della Micronesia e della Polinesia. Senza dimenticare le Hawaii e le scogliere del Pacifico orientale. Tra questi estremi si trovano acque tiepide e straordinariamente ricche di vita: sono i fondali corallini della Malesia peninsulare (Pulau Redang, Pulau Tioman, Pulau Langkawi) e del Borneo (Pulau Sipadan, Pulau Mabul, l'atollo di Layang Layang), di Celebes (i fondali di Manado e delle Bunaken), delle Filippine (il mare di Cebu), delle isole della Sonda e di tutto l'arcipelago indonesiano. Notevoli dal punto di vista fotografico e scientifico, questi fondali si distinguono per la varietà di ambienti più o meno direttamente legati all'ecosistema corallino (mangrovieti ed estuari limosi). I fondali dell'Indo-Pacifico offrono un'infinità di motivi d'interesse, ben prestandosi in svariati casi ad immersioni piacevolissime anche per i principianti. Le barriere coralline sono, infatti, ricche di specie e facilmente raggiungibili.
I Caraibi
I fondali caraibici e dell'Atlantico tropicale (dalla Florida al Brasile, passando per arcipelaghi - come le Cayman e le Bahamas - o isole singole - come Cuba, Bonaire o Aruba) offrono sicuramente meno rispetto all'Indo-Pacifico o al Mar Rosso. Le varietà dei mari precedentemente descritti cedono qui il passo a spugne e gorgonie. Molte le strutture turistiche (che rispondono ad esigenze di massa), mentre la crociera per subacquei a bordo di battelli appositamente attrezzati rimane la scelta migliore per visionare fondali remoti come quelli del Belize. Stesso discorso per il versante sul Pacifico, dalla Baja California al Golfito del Costa Rica: destinazioni isolate (Isla del Coco, Revillagigedo, Malpelo) possono essere raggiunte tramite crociera, previa preparazione e con una buona dose di spirito di adattamento. Le immersioni sui fondali caraibici si svolgono secondo regole particolarmente rigide rispetto a località anche più "difficili"; sono quindi ideali sia per i subacquei alle prime esperienze, sia per quanti cercano immersioni non troppo impegnative.

